STEVE  SPERGUENZIE

Formati a Livorno alla fine degli anni ottanta, con una formazione dura e spinosa, attratti dagli influssi punk e dal desiderio di rompere gli schemi della scena musicale di una provincia povera e senza possibilità, Steve è studente d’arte, e cerca sbocchi e soddisfazione spinto dall’energia e la voglia di novità in un raggio d’azione che va da Lucca, dove frequenta il liceo Artistico, Firenze nell’ambiente di architettura, e delle belle arti… e la sua città, Livorno dove frequenta amici appassionati come lui di arte, di musica e rivoluzione. Steve Sperguenzie, Fabio tognetti, ed il povero Stefano Rigolo, deceduto pochi anni fa costituiscono il nucleo strutturale della band, siamo nel 1987 a Navacchio, in un cascinale, tra fieno ed aria buona, la copertina di Harvest ha un identico scenario. Cosi iniziano le prove, e steve ed I suoi compagni diventano da subito beniamini di una nutritissima schiera di pubblico, formato sia da giovani turbolenti, desiderosi di ribellione e violenza che di adulti maturi che avvertono e ritrovano nelle scalette dei live attitudine, sonorità e hit mai banali che strizzano l’occhio a band colte ed artisti importanti, dannati e poco noti.
L’associazione nazionale culturale che presidia la zona si prende a cuore la giovane formazione intravedendo tra le righe quell’energia e quelle doti che poi in seguito si riveleranno in tutto il suo fulgore, e la inserisce tra le proposte più interessanti, nella propria rivista culturale trimestrale, proponendola sui palchi insieme a band di fama nazionale vedi: 99 Posse, Diaframma, etc.. e con l’Ottavo Padiglione di Bobo Rondelli e Mello Minuti con la quale si contendono la fama di miglior band cittadina… Insieme ai concerti ed i live, è la voglia di crescere e sviluppare la propria arte che porta Steve a curare ogni aspetto tecnico, strumentale, scenografico e cresce esponenzialmente sia l’attitudine e il desiderio comunicativo… le sue conoscenze musicali, culturali e l’approccio ai mezzi espressivi, faranno del bagaglio di Steve Sperguenzie & the incredible lysergic ants uno spettacolare carrozzone di colori, spunti creativi e favolose idée dal sapore aspro, vivo ed intelligete. Si vanno pian piano aggiungendo alle esibizioni puramente adrenaliniche, fatte di rumore, agitazione e grida infuocate di ribellione, un’interazione di proiezioni e di immagini, di inserimenti scultorei e scenografici studiati volta volta e per l’occasione, oggetti e sculture che poi Steve propone a gallerie d’arte e collezionisti d’arte contemporanea… da un crescendo di brani scritti e prodotti; intensi, profondi, ipnotici che catturano l’attenzione di giornalisti specializzati, le testate nazionali del settore ne dipingeranno pagine e recensioni coloratissime, spingendo ed aiutando Steve Sperguenzie and the incredible lysergic ants ad arrivare a contratti discografici, concerti in tutta Italia e apparizioni televisive sulle emittenti musicali: Videomusic, TMC2 di Red Ronnie, Match Music, Tele+ del neo patentato Fabio Caressa che di li a poco diventerà famoso radiocronista sportive di Sky, non è un caso quindi che l’arcana editrice dedichi ai nostri spazio dall’anno 2007 dipingendo steve come una figura di culto del panorama r’n’r internazionale.
Shake è la canzone che da il via alla sdua produzione creative in campo musicale, la primissima sua canzone, che vedrà la luce nel 1997 nel mini CD “ the bright rump of the toad”, struggente caleidoscopica visione, ispirata dalla “the dark side of the mushroom” dei “Chocolate watchband” in un altrettanto strumentale che darà poi origine al titolo:
Shake – Werewolf – My nightmare – The bright rumpo of the toad ( Piacenza face records – 1996 ).
L’anno seguente Steve ed I suoi compagni suonano a Firenze al prestigioso Auditorium Flog e al Teatro Tenda, niente
male per una formazione punk che arriva dalla desolata Livorno… e dopo essersi ben distinti in un rock contest ed esibitosi al Pongo; un grazioso locale che ha come DJ Mixo il mitico… che presto avrà spazio e successo come conduttore in TV con “Rock Revolution”… Steve conquista Firenze e registrerà: “this house is not a Mothel” con brani di una bellezza sconcertante quail: “the ants are gone” e “the magic fifer”. ( studio alpha earthbase firenze 1997 ).
Da titolo all’EP “This house is not a mothel” cover della famosa canzone dei Love di Arthur lee, band che Steve ama.
Stupendamente accolte nei live, queste canzoni sono una scossa adrenalinica che i Lysergic Ants portano in tutta Italia da Arco di Trento grazie alla Cosmopolitan greetings di Bicio Bettoni e Mirko Moro, al Morrison’s di Ascoli, al due Lune sul trasimeno…. E steve sfoggia “hanniball the canniball” tra le produzioni proprie, una grintosa canzone divertente e piena di ritmo, vivace e molto coinvolgente che presto esibirà ad help in TV da Red Ronnie. E’ inutile dire quanto Steve Sperguenzie piaccia al pubblico e come diverta il pubblico difforme, sempre pronto ad attaccare il sistema e infierire su politici, corrotti e contro il sistema. Un buon mix per garantirsi fama ed un posto d’onore nei cuori dei più ribelli. Arriva quindi il 1999 quando a Torino al cospetto di Giulio tedeschi e la Toast si registra “5 investigators”:
Fly agaric boy, inno all’amanita muscaria, Cosmic war, Mumbo jumbo, Surf me babe, e 5 investigators un disco veramente da brivido che è accolto dalla critica come un gioiellino di assoluta grandezza.
Non essendo di facile appagamento, ed essendo Steve alla ricerca continua di crescita, di fama e di autosuperamento inizia il soggiorno in USA per concerti e possibilità di collabortazioni, Glenn Kolotkins già con Ramones, e Peppy Castro ex Blues Magoos sono entusiasti di iniziare una collaborazione, coordinati da Orlando Florida da Kenny Ketcham manager di Steve. Ma l’affare non si conclude, forse per problemi economici, tanto è che al ritorno in Italia la band delusa si scioglie.
E’ soltanto un periodo transitorio, che permette ai nostri di ricaricarsi, sostituire qualche elemento e riacquistare idée e spinta: ed è così che nascono: Lucifer pact, She stails my flowers, Colours Fly, Susan & prozac, Punk revolution, the wind blows, Magdlene, KBG girl.
Enciclopedia del Rock Arcana Editrice:
Nonostante la carta d’identità dica il contrario, Steve Sperguenzie non appartiene alla contemporaneità, ma agli anni sessanta e quelli più psichedelici. Tutto di lui infatti, rimanda a quel periodo: la musica naturalmente a metà strada tra il pop psichedelico inglese, il surf e il garage statunitense, ma anche il look, il taglio di capelli e, in generale, tutto l’immaginario. Il che non lo renderebbe diverso da tanti revivalisti, non fosse altro che, seppure con ironia, la sua adesione a siffatti modelli è talmente intensa, sincera e totale da scongiurare a priori qualsiasi effetto-parodia.
Novello Austin Powers, Sperguenzie incrocio tra Mick Jagger e Roger Daltrey – si è trovato in un paese non suoi, e fa di tutto per ricreare l’ambiente da cui (idealmente s’intende) proviene. Originario di Livorno, Steve inizia a farsi conoscere intorno alla fine degli anni 80 come protagonista di infuocati concerti che lo vedono affiancato dalla sua band: “The Incredible Lysergic Ants”. In particolare, forte è il legame artistico che lo lega con il chitarrista Bob the Eel, sua perfetta controparte musicale. Prima prova dl sodalizio tra i due è data dai quattro brani contenuti nell’Ep autoprototto: “The bright rump of the toad” (1997), esplosiva e coloratissima miscela di sonorità sixties. Intanto, grazie a concerti e a qualche fortunate apparizione televisiva la notorietà inizia ad aumentare, facendo di Sperguenzie una figura di culto tra gli appassionati di r’n’r. Risalgono a questo periodo le registrazioni di un singolo,
“The news today will be the movie for tomorrow” che però non ha mai visto la luce; al suo interno anche una rilettura di: “A hause is not a mothel” dei Love, formazione che Steve indica tra le sue maggiori influenze. Vertice Assoluto nonchè a tutt’oggi ultimo capitolo della produzione dell’ensemble è l’EP “5 investigators”, pubblicato dalla
Toast nel 1999: pur non riuscendo a ricreare se non in parte l’energia sprigionata dal vivo, rappresenta un concentrato impeccabile di Rolling Stones, garage alla Nuggets, surf e bit tricolore, in cui il citazionismo viene
trasformato in arte e il divertimento regna sovrano. Sei brani al suo interno, tra cui vale la pena di ricordare quello omonimo, di cui è stato girato un azzeccato videoclip.
Stampa specializzata:
“Five investigators” Toast records, Steve Sperguenzie, il nome è in realtà Steve Sperguenzie & the Incredible Lysergic Ants, ma era troppo lungo per entrare nello spazio dell’intestazione. Ciò che invece deve assolutamente entrare nel vostro lettore è questo mini cd con sei episodi. Con il quale il quintetto toscano ha raggiunto livelli del tutto inusuali di qualità, imponendosi come stella di prima grandezza nell’ambito di uno stile pur frequentatissimo quale il rock’n’roll di stretta derivazione sixties. Pur mettendo chiaramentee in luce I suoi riferimenti ai Rolling Stones periodo Decca e al “garage-nuggets”, il gruppo mette in luce eccellenti capacità compositive e interpretative, allestendo un suono melodico, limpido e brillante, ma non per questo privo di energia – in cui il bravissimo Steve ha modo di sfruttare il proprio carismache, va detto emerge soprattutto in “beat party” purtroppo l’unico dei Quattro brani cantati, in cui la band ha lasciato da parte l’inglese a favore dell’italiano Federico Guglielmi – mucchio selvaggio
Teatro Busan, Mogliano Veneto (TV) 21 ottobre Steve Sperguenzie è personaggio inequivocabile, proiezione delle nostre pulsioni rock primarie, materializzatosi direttamente da una raggiante copertina psichedelica di un vinilesixties, incrocio fisico e qualcosa di più fra Roger Daltrey e mick Jagger con caschetto biondo compreso nel copione. Vederlo dimenarsi tra le sue “formiche lisergiche” è esperienza trascinante, il brivido caldo che può produrre una folle macchina del tempo a ritroso, e nessuno (nemmeno lui) osa credere che la sua “California Dreaming” cominci dalla Toscana alle soglie del 2000. E’ più facile stare al gioco quando sale sul palco e ti racconta che viene dall’assolata San Diego a stele e strisce, lui e le sue formiche, probabilmente ibernati trent0anni fa, come Captain America, e trasportati dale onde su odierni lidi livornesi. L’accento toscano un po lo tradisce, ma è solo per un attimo, poi Steve e compagni, pose e guardaroba fedeli alla magica rappresentazione revival, sciorinano una serie impressionantedi hit in morboso e rigoroso stile beat-garage-rock’n’roll dale fori vibrazioni psichedeliche. “Cosmic war” e “Mumbo jumbo”, fra le alter sono farina del proprio sacco a stratificazione e competenza Sonora sorprendenti; l’effetto è irresistibile, si propaga per più di due ore senza interruzioni, a tratti allucinogeno e tribale come nei migliori rituali del rock. “yes the river knows”, intona Steve facendo il verso al più sensuale Jim Morrison: un beak lento, poi il resto è roba buona per togliere la rugginealle ginocchia. Passione, energia, divertimento per un approccio fortemente specialistico, magari da esportazione. Buona fortuna Steve, dovunque sia la tua California. Loris Furlan – Mucchio Selvaggio.
In questo periodo, la band è in studio di registrazione con Gianni Maroccolo, (ex litfiba, CSI e marlene kuntz) adesso produttore e arrangiatore della Universal, nella ricerca di elaborare tematiche e disegni che riescano a descrivere sensazioni sempre nuove, stati d’animo profondi, poesia in musica.
Strizzando l’occhio alle frustrazioni , alle debolezze, alle angoscianti realtà che ci accompagnano nella vita di tutti i giorni. Nasce quindi: “Kick in the Teeth” che è già sigla su Sky arte di una trasmissione televisiva sull’arte contemporanea.